Archivio per la categoria ‘ambiente’

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A Portoferraio “Le Notti dell’Archeologia”

Luglio 7, 2009

Iniziative sul mondo dell’Archeologia a Portoferraio
Al via a Portoferraio un ciclo di film sul cinema archeologico, che sarà presentato al Museo Civico Archeologico della Linguella: martedi 7 luglio, alle 19, “Ougarit: un’impronta nella storia dell’umanità”; sabato 11 luglio, alle 21 “Troia: la vera storia”; a Rio nell’Elba, alla Biblioteca comunale, il 15 luglio, alle 21.30, “Santa Severa tra leggenda e realtà storica”, il 22 luglio, alle 21.30, “Choqek’ira, le berceau, des lamas celestes”.
Inoltre, a Portoferraio, il 9 luglio, alle 19, visita gratuita al sito archeologico della Villa romana delle Grotte. Info: 0565-937371 e 0565-943428

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Maledizione di Castello

Dicembre 13, 2008

PORTOFERRAIO (Livorno). Qualcuno, nei giorni scorsi, per le recenti vicende politiche ed urbanistiche fiorentine, ricordando anche la famosa telefonata di Occhetto del 1989, ha evocato l’esistenza di una sorta di “maledizione di Castello”. Come si trattasse di un destino misterioso e sovrannaturale per Firenze e l’hinterland. La frase è ad effetto, l’immagine rende, ma non è così. Forse è giusto parlare di pensiero debole e poteri forti.

Il pensiero era debole nel 1989 quando i poteri forti stavano per imporre la loro soluzione, allora chiamata “Fiat – Fondiaria”. Il pensiero è debole oggi quando altri poteri tentano di sfruttare la situazione a loro uso e convenienza, siano questi Ligresti o i Della Valle. Il problema è che Firenze, negli ultimi 20 anni, non è riuscita ad esprimere una idea forte per sé e per la Toscana.

Anzi, in mezzo a schemi strutturali di area vasta, PTC, PIT, quindi ancora Piano Strutturale, la città e la Regione hanno finito per coltivare ipotesi, non scelte decise, chiare, univoche. Quante volte abbiamo sentito parlare dell’aeroporto di Peretola che si allunga, ruota, gira di novanta gradi, oppure mette sottoterra l’autostrada A11? Quante volte si è sentito parlare di case, uffici, sede della Regione si, sede della Regione no, parco, stadio, e ancora altro?

Insomma non c’è stata una visione chiara di Firenze in se e come capoluogo -capitale della Toscana. Questo è il pensiero debole; è il pensiero che sta nel PIT, dove ci sono tre toscane: la città policentrica, il patrimonio collinare e il patrimonio costiero, ma non c’è un ordine, una gerarchia all’interno delle tre toscane, ovvero c’è la potenziale concorrenzialità di tutti i territori, di tutte le città, di tutte le funzioni.

E’ il pensiero debole dei piani strutturali sempre più narrazioni e sempre meno piani, cioè scelte di organizzazione funzionale e formale del territorio, tanto che nelle Utoe, al minimo 50 ettari ( dove il comune è più piccolo a che servirà allora il PS?), si mette di tutto, tanto poi si vedrà (come emerge dalle telefonate fiorentine). Cioè si vedrà se si sceglierà con il regolamento urbanistico o se addirittura si farà scegliere ai privati con l’avviso pubblico, strumento con il quale chi ha da proporre propone ed alla fine, più o meno, impone una sua visione, che non è quella della città e dei suoi cittadini.

Insomma la vicenda di Castello, al di là delle indagini giudiziarie, indica che non basta ripetere slogan che appaiono, alla luce di queste vicende, alquanto vacui, come “piano pubblico e progetti privati”. Indica che occorre riscrivere i piani nella forma e nei contenuti. Il piano pubblico è tale se fa scelte, non se fa un elenco, spesso sempre più ampio, di possibilità. Il piano è pubblico se la valutazione integrata non è una ennesima narrazione, ma un rigoroso percorso logico che parte dalla rilevazione dello stato dell’ambiente, del territorio, dell’economia e della società e traccia un bilancio, fa una simulazione, di quale sarà lo stato dell’ambiente, del territorio, dell’economia e della società, a seguito delle trasformazioni ipotizzate, ovvero determinerà anche la selezione delle trasformazioni ipotizzate in corso di formazione del piano perché come sempre accade non tutto è possibile o conveniente, per chiudere in positivo il bilancio.

A Castello quindi non trattasi di maledizione. Trattasi di una esperienza, che possiamo quantomeno definire non esaltante, di governo del territorio. Da Castello cioè viene il messaggio circa l’urgenza di compiere uno sforzo significativo di ricollocazione di Firenze, che è la capitale della regione ma come tale deve comportarsi, invece di pensare a contenere tutto dentro le sue mura.

Se non vogliamo fare della piana di Firenze un’occasione perduta, il contenitore di tutto, come si rischia concretamente, perché c’è ancora dello spazio libero, forse si deve pensare ad una Toscana diversa, ad un aeroporto executive per lasciare il traffico aereo a Pisa e per fare una ferrovia efficiente e rapidissima perché 1 ora da Pisa a Firenze è un assurdo rispetto a poco più di un’ora e mezza da Firenze a Milano. Ma ovviamente ci sono tante altre cose da discutere per riconsegnare alla Toscana un primato, un assetto rispettoso della sua gloriosa tradizione storica, del suo paesaggio, penso per esempio al riordino dei centri urbani post bellici, allo stop alla proliferazione di seconde e terze case e magari anche di finti agriturismi, alla qualificazione dell’esistente che vuol dire anche demolire e ricostruire, non necessariamente conservare magari scimmiottando l’architettura del passato. E allora, poiché siamo prossimi ad elezioni amministrative e poco dopo ci saranno anche quelle regionali è spontaneo domandare se c’è un pensiero forte e innovativo per questa regione, un pensiero che contribuisca a riaggregare una comunità?

Mauro Parigi
Fonte greenreport

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isola di cerboli in vendita

Novembre 27, 2008

PORTOFERRAIO (Livorno). Lo avevamo sospettato già ieri che fosse Cerboli l´isola di cui si parlava come uno dei gioielli messi in vendita alla fiera immobiliare BuyinToscana che si terrà a Pistoia (con il patrocinio della regione) dal 14 al 16 novembre e dedicata a compratori europei, russi ed americani.

A confermarlo è oggi autorevolmente Franco Giusti, un imprenditore pistoiese noto per aver acquistato l´isolotto di Cerboli dagli eredi dello scrittore Cassola ed anche per essere finito nella villettoppoli elbana che ha coinvolto prefetti, imprenditori, tecnici ed amministratori pubblici.

Giusti dice alla Nazione: «Finalmente con la società immobiliare siamo giunti oltre la semplice trattativa. Anche attraverso le consulenze di architetti ambientalisti, sono già stati spesi molti soldi in progetti per quella che sono convinto essere l´unica isola privata del Mediterraneo. C´è tutto lo spazio per costruire attracchi per le imbarcazioni e volendo anche una pista per l´elicottero, nel rispetto della vegetazione esistente».

Giusti sogna di poter trarre un grosso profitto da un affare incauto che fu mascherato da una serie di scatole cinesi che dall´Elba e Massa portavano fino a Londra, passando per Man e Mosca: «Esistono già altri esempi di isole occupate da persone facoltose durante le vacanze. Se venissero approvati i progetti per il recupero dei vecchi ruderi e per la costruzione di nuove l´isola potrebbe avere un valore stimabile fino a 20 milioni di euro. Altrimenti, la cifra si ridurrebbe a più o meno la metà. Francamente credo che il recupero sia un´opzione probabile, mentre ritengo più complicate nuove edificazioni. Ma la vendita è vicina, molto vicina».

Se è così vicina qualcuno sta per fare un cattivo affare, paragonabile a quello del compratore della Fontana di Trevi nel film di Totò.

Cerboli è inserita nella zona “A” del Parco Nazionale dell´Arcipelago Toscano, dove non solo è proibito qualsiasi intervento edilizio, anche il recupero di “ruderi” esistenti, modificare in qualsiasi modo l´ambiente ed addirittura accedere senza il nulla-osta del parco se non a fini scientifici, Giusti vorrebbe farci un porticciolo ed un albergo di lusso.

Cerboli è inserita nella Zona di protezione speciale dell´Unione Europea (Direttiva Uccelli) che comprende anche Palmaiola ed altri isolotti minori intorno all´Elba, istituita per salvaguardare la nidificazione la presenza di uccelli rarissimi come i marangoni dal ciuffo, le berte e i gabbiani corsi, Giusti vorrebbe farci addirittura un eliporto.

Cerboli è inserita, naturalmente, negli strumenti urbanistici del Comune di Rio nell´Elba, del quale fa parte, come ad assoluta inedificabilità.

«Giusti sta cercando quindi di vendere un “pacco” e lo fa per l´ennesima volta in maniera scorretta: non rispettando il diritto di prelazione che il parco deve poter esercitare per legge sui terreni in vendita nell´area protetta – dice Umberto Mazzantini – responsabile isola minori di Legambiente – Dispiace che una manifestazione sponsorizzata dalla regione si presti a propagandare questa roba. L´unica cosa positiva è che almeno questa volta gli intenti speculativi sono chiarissimi. Pochi anni fa si cercò di forzare la situazione proponendo che Cerboli diventasse un centro per la protezione civile (naturalmente con approdo ed eliporto) dove spostare la popolazione elbana in caso di cataclisma naturale: 30.000 persone in 4 ettari! Poi i nuovi proprietari proposero ad una nota associazione ambientalista di trasformare, naturalmente restaurandola, la torre dell´isola di 64 mq di base per 4 piani, in un centro di avvistamento cetacei che dopo due anni avrebbe dovuto essere restituito… Oggi finalmente si è capito cosa si vorrebbe fare di un´isola protetta integralmente dal parco, dall´Ue e dal Comune in mezzo al canale di Piombino».

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Lettera dal WWF

Giugno 2, 2008

portoferraio

Riceviamo dal WWF di Lucca questo messaggio indirizzato alla Guardia Forestale di Portoferraio e, per conoscenza, alla stampa locale. Alcuni esponenti dell’Associazione sono stati sulla nostra isola nei giorni scorsi e questo Ë quello che denunciano:

“La situazione all’Isola del Giglio – scrive il WWF – E’ drammatica, in tre ore oggi abbiamo tolto c/a 100 lacci per la cattura di conigli, di cui tre con i conigli strangolati, questo in pieno territorio del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.”

“Curiosando per i vigneti – continua l’esponente dell’Associazione – ai margini di un sentiero, ho individuato ben 22 stiaccine, tutte inattive ma con i componenti necessari per l’attivazione in bella mostra, il sentiero in questione fa parte della sentieristica ed Ë molto frequentato a dimostrare la totale assenza di controlli.”

“In totale – conclude la nota – in 3 giorni abbiamo raggiunto questi risultati: c/a 400 lacci per conigli ed altri mammiferi, 150 stiaccine gi‡ pronte per essere utilizzate, individuato luoghi di caccia con appostamenti temporanei che abbiamo rimosso e altri appostamenti “fissi” da controllare durante la stagione venatoria.”
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Cinghiali isola d’elba

Maggio 1, 2008

elba cinghiali

PORTOFERRAIO. All’Elba i cinghiali si erano estinti dal 1802, sono stati reintrodotti, di origine centroeuropea ed ibridati con i maiali, negli anni ’60 – ’70, a scopo venatorio. I cinghiali ungheresi e polacchi hanno trovato nell’isola dell’Arcipelago Toscano l’eterna primavera e cibo abbondante e le femmine hanno cominciato a partorire due volte all’anno, con cucciolate che arrivano anche a 12 individui a femmina. Senza predatori naturali e con un’attività venatoria tesa a conservare il numero molto alto per rendere più facile la caccia, gli ungulati sono diventati una vera e propria piaga per quel che rimane dell’agricoltura elbana, devastando vigneti ed orti, e per la biodiversità, con un impatto fortissimo sulle popolazioni di rettili, piccoli mammiferi e uccelli nidificanti al suolo. Una situazione ereditata dal parco nazionale dell’Arcipelago toscano al momento della sua istituzione nel 1996. Il parco ha provato, con risultati scarsi, a coinvolgere i cacciatori negli abbattimenti selettivi, dopo ha adottato un sistema che si è rivelato negli anni molto efficace: le trappole per la cattura dei cinghiali che nel 2007 hanno stracciato il record con oltre 700 animali catturati. Ma i “chiusini” disturbano molto gli amici dei cinghiali, che all’Elba non sono certo gli ambientalisti che chiedono l’eradicazione di questi suinidi introdotti dall’uomo, con continui e fantasiosi sabotaggi e completa distruzione delle trappole, furti di cinghiali dalle gabbie del parco, spargimento di sostanze repellenti.

Il parco ha avviato corsi per far diventare i cacciatori elbani selecontrollori dei cinghiali, permettendo loro di partecipare così agli abbattimenti (individuali) nell’area protetta, ma la tradizionale caccia alle squadre è legata alla pratica della battuta, con squadre di cacciatori che spesso somigliano nei loro comportamenti a tribù, e l’apertura del parco invece di pacificare gli animi sembra aver indispettito gli interessati amici elbani dei cinghiali, tanto che l’ente parco ha emesso oggi un comunicato dove denuncia l’incremento dei sabotaggi pro-cinghiali.

«Dal 9 aprile ad oggi, dunque in poco più di 15 giorni, sono state sabotate 16 gabbie messe dal parco per la cattura dei cinghiali – si legge in una nota del Pnat – E’ l´azienda agricola che ha avuto l´incarico dal parco di gestire le catture degli ungulati che ce lo segnala. Il Parco ha, da quest’anno, avviato un nuovo sistema di gestione delle gabbie che permette un sicuro risparmio rispetto al passato e incentiva le catture. Non appena il Parco ha rimesso in funzione il meccanismo, attuando il piano di controllo degli ungulati con le gabbie, subito sono ripartiti gli atti di vandalismo che vanno certo a discapito di tutta la collettività in termini di spreco di denaro pubblico. I metodi sono vari: si va dallo spargimento di creolina o di canfora, al taglio della rete, al furto o danneggiamento della porta, fino all’utilizzo della gabbia come gabinetto. Senza contare che in alcune parti dell’isola bande organizzate e ben conosciute impediscono addirittura che le gabbie vengano installate. Questi atti di teppismo organizzato da amici dei cinghiali vanificano ogni sforzo dell’ente che sta impiegando danaro e risorse umane inutilmente. Gli agricoltori, i cittadini, gli albergatori, che vedono distrutti orti, vigne e giardini e che telefonano al parco per chiedere aiuto, devono sapere che è anche grazie a questi delinquenti che non si riesce ad ottenere i risultati sperati. Non è la prima volta che succedono queste cose e nessun Comune ha mai espresso solidarietà al Parco, mentre siamo sempre pronti a dire ai cittadini quale siano le responsabilità sull’emergenza ungulati e a criticare i sistemi usati. Occorre la collaborazione di tutti e in particolare dei Comuni che devono aiutarci a condannare e scoraggiare questi sabotaggi».

Naturalmente, quando i cinghiali danneggiano coltivazioni e giardini o distruggono i muri a secco, la colpa viene immediatamente affibbiata al parco, colpevole per il solo fatto di “esistere”, magari dagli stessi che i cinghiali li hanno introdotti all’Elba e da quelli che sabotano le gabbie, oppure da assessori all’ambiente come quello del comune di Capoliveri (guarda caso un cacciatore di cinghiali) che ha invitato il parco a non mettere le trappole nella zona di Calamita, compresa interamente nell’area protetta, dove, guarda caso, si registrano i maggiori episodi di distruzione e sabotaggio dei chiusini.
portoferraio appartamenti

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APAT

Febbraio 11, 2008

portoferraio

L’Apat delinea un quadro sul fronte rifiuti abbastanza preoccupante. La spazzatura prodotta dagli italiani aumenta, e la raccolta differenziata non riesce a decollare: il 39,9% al Nord, il 20% al centro, e il 10,2% al Sud; in Italia il 25,8%. Ancora poco. Perché?

Viaggiando all’estero, ad esempio in Svezia, ho notato che per esempio un modo per risolvere il problema è quello dei vuoti a rendere. In passato era praticato anche da noi, poi chissà perché il vuoto è diventare a perdere. Il sistema è molto semplice: le bottiglie o le lattine vuote vengono messe in appositi contenitori che leggono il codice a barre e rilasciano uno scontrino che poi varrà come sconto al supermercato. In questo modo la raccolta differenziata viene fortemente incentivata. Il sistema potrebbe applicarsi, con opportuni accorgimenti e variazioni anche a carta, metalli e altri materiali, ma il punto fondamentale è: non si incentiva la raccolta differenziata solo dal punto di vista culturale, ma si incentiva anche economicamente.
Qui da noi la politica è diversa: la raccolta differenziata va pagata dai cittadini, che stufi di pagare cifre sempre più alte per lo smaltimento dei rifiuti spesso si infastidiscono e buttano tutto in un unico cassonetto indifferenziato.

Qui in Toscana, nonostante la produzione di rifiuti sia davvero tanta non si vedono cassonetti pieni o schifezze varie, e viene sperimentata la raccolta porta a porta. La Regione Toscana vorrebbe promuovere questo sistema, gravando ancora di più sulle tasche dei contribuenti, per incentivare la raccolta differenziata.

Ho avuto occasione di sperimentare il sistema della raccolta porta a porta a Portoferraio (Isola d’Elba) e devo dire che è una soluzione assolutamente da evitare: il risultato è una fila interminabile di sacchetti della spazzatura per le strade, appese alle maniglie delle porte, spesso preda di gabbiani o gatti randagi. La regola sarebbe di mettere per le strade i sacchetti o i contenitori appositi solo la mattina poco prima del passaggio (in contenitori di colori diversi per la raccolta differenziata, che avviene a giorni prefissati), ma queste regola viene disattesa per ragioni pratiche, e quindi in molti casi il sacchetto viene messo la sera prima, con inevitabili disagi. Per eliminare qualche cassonetto si riempiono le strade di spazzatura.
E’ un tema spinoso quello della raccolta differenziata, che andrebbe affrontato in modo molto pragmatico e poco ideologico: speriamo che i nostri politici sappiano prendere le giuste decisioni.

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Isole minori Ancim e Legambiente

Febbraio 9, 2008

Isole minori, Ancim e Legambiente firmano un protocollo d’intesa

PORTOFERRAIO (Livorno). La presidente dell’Associazione Comuni delle isole minori (Ancim), Catalina Schezzini e il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, hanno firmato oggi a Roma un protocollo d’intesa “per la protezione e lo sviluppo sostenibile dei comuni isolani”. Il documento parte dal presupposto di una lunga consuetudine di incontri ed iniziative comuni tra le due associazioni e riconosce che Legambiente «dedica particolare attenzione a tutti i sistemi delle aree protette nazionali non solo per favorire la loro tutela, ma anche per sollecitare la crescita, la qualità e lo sviluppo sostenibile delle popolazioni residenti che spesso, per la situazione geografica o per le particolari condizioni ambientali, sono penalizzate rispetto ai residenti in altre aree del Paese; in particolare, Legambiente riconosce che le Isole minori rappresentano una preziosa risorsa culturale, paesaggistica, turistica ed economica e che esse rappresentano un elemento di attrattiva nel nostro territorio e nel bacino Mediterraneo; le isole minori necessitano di servizi ed infrastrutture adeguati per migliorare la qualità della vita delle popolazioni residenti, ma anche per potere competere a livello internazionale su standard di sviluppo sostenibile sempre più elevati e concorrenziali».

Mentre l’Ancim «ha fatto degli obiettivi di valorizzazione, sviluppo economico, ambientale, culturale, paesaggistico e della qualità della vita dei cittadini uno degli elementi fondamentali della sua azione e che, per questo scopo, ha sottoscritto con le regioni, il governo e la Federazione dei parchi un accordo per lo sviluppo delle Isole minori. Ha fatto delle interazioni con tutte le Istituzioni ed organismi che, a qualsiasi titolo, si occupano di Isole minori uno degli elementi conduttori del proprio agire nella consapevolezza che solo il contributo di tutti può aiutare le Isole a fare un salto di qualità ed a raggiungere gli obiettivi che l’Ancim ha messo nel proprio atto costitutivo e statuto. Ha scelto l’integrazione dei soggetti, ma anche delle fonti finanziarie come mezzo per superare l’agire per singoli progetti e per programmi frammentari».

Schezzini e Venneri si sono quindi impegnati a «Stabilire collaborazioni ed interazioni su tutti i temi di maggiore caratterizzazione ambientale e culturale; promuovere iniziative congiunte per la diffusione del sistema delle Isole minori; predisporre azioni comuni per contrastare il calo della popolazione residente con particolare riferimento ai giovani; favorire azioni sinergiche sui temi più strettamente legati alle politiche marittime; incentivare, in sintonia con il libro blu sulle politiche marittime della sostenibilità dell’Unione Europea, il rafforzarsi o la proposta di nuovi mestieri e profili professionali legati alla marineria; ricercare e rafforzare le sinergie con le istituzioni regionali, nazionali e comunitarie sui problemi delle Isole minori».

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Pesca a strascico abusiva, la Guardia di Finanza colpisce all’Elba

Gennaio 30, 2008

PORTOFERRAIO. Il reparto operativo aeronavale di Livorno della Guardia di Finanza si è dato un gran da fare negli ultimi giorni per reprimere attività di pesca a strascico di frodo in zone non consentite. «In particolare – si legge in un comunicato delle Fiamme Gialle – gli equipaggi delle motovedette della Guardia di Finanza della dipendente sezione operativa navale di Portoferraio sono intervenuti nel corso di mirati servizi notturni nei confronti di alcuni pescherecci d’altura, sorpresi in flagranza in attività di pesca a strascico di frodo nel Canale di Piombino, ossia a meno delle tre miglia dalla costa e/o in presenza di fondali inferiori ai 50 metri».

I pescherecci operavano quindi in aree dove la pesca a strascico è interdetta per tutelare l’ecosistema marino e salvaguardare integrità dei fondali per permettere il ripopolamento delle specie ittiche. E la Gdf sottolinea come «non sia trascurabile l’aspetto sicurezza, visto che i movimenti marittimi in tale particolare tratto di mare sono particolarmente intensi di ogni fattispecie di traffico navale e che, non secondariamente, lungo i fondali del canale sono posizionati diversi cavi e condutture sottomarine che potrebbero riportare dei danneggiamenti».

Le Fiamme Gialle si sono mosse soprattutto la notte ed hanno sorpreso alcuni pescherecci della marineria piombinese mentra strascicavano sui fondali elbani in zone e profondità non consentite. «L’attività illecita – si legge in un comunicato della Gdf – oltre a ledere un patrimonio naturale ed a incidere anche significativamente in termini di concorrenza sleale nei confronti dei corretti operatori della pesca professionale, ha trovato una pronta azione repressiva da parte dei finanzieri del ramo mare, che già da tempo avevano posto sotto osservazione lo specifico settore di servizio, acquisendo elementi info-investigativi circa movimenti e condotte illecite, perpetrate queste ultime quasi sempre in tempo di notte».
I finanzieri sono intervenuti nei confronti di diversi motopescherecci d’altura, sequestrando tre reti a strascico e i divergenti (strutture metalliche poste a poppa per mantenere largo e capiente il sacco trainato), per un valore di 18 mila euro ed hanno elevato verbali per mille euro ad ogni capobarca.

«Merita una negativa menzione – dicono al reparto operativo aeronavale di Livorno – la condotta di uno dei pescherecci controllati, il cui capobarca piombinese è stato sorpreso e ovviamente verbalizzato per le medesime motivazioni a distanza appena di due notti, aspetto questo che è significativo del vantaggio economico conseguibile attuando delle attività di pesca in zone vietate, mentre un altro equipaggio da pesca, vistosi sorpreso ed illuminato di notte, ha ritenuto bene di tagliare i cavi di traino, perdendo così la rete ed il relativo pescato, non evitando però l’elevazione del verbale ed un ulteriore sanzione amministrativa, scaturita per l’accertata irregolare tenuta del libretto carburanti di bordo». E i finanzieri assicurano che «I controlli con i mezzi aeronavali in dotazione proseguiranno nelle prossime settimane e si estenderanno, altresì, alla filiera distributiva e di commercializzazione del pescato, con una duplice valenza, ossia di polizia economico-finanziaria a contrasto della concorrenza sleale, nonché ambientale, a salvaguardia dell’ecosistema marino».

I primi complimenti arrivano da Legambiente Arcipelago Toscano. «la Guardia di Finanza ha dato un bel colpo agli strascicanti che vengono da fuori Elba per spazzare bvia tutte le nostre risorse ittiche sottocosta. Un fenomeno ben noto ma difficile da arginare con le norme attuali che prevedono che si possa strascicare a 50 metri di profondità, qualunque sia la distanza dalla costa. Con le profondità raggiunte a poche distanza dagli scogli all’Elba è facilissimo mettersi “in regola” spostandosi solo di pochi metri appena si vedono arrivare le forze dell’ordine. Per questo è ancora più apprezzabile l’operazione delle Fiamme Gialle. Ma è chiaro che questa vera e propria pulizia ittica delle nostre coste si contrasta davvero, rendendo anche più agevole il lavoro delle forze dell’ordine, con l’istituzione dell’area marina protetta e la zona “D” sperimentale contro la pesca a strascico proposta dal ministero dell’ambiente intorno a tutta l’isola d’Elba».

Appartamenti Portoferraio

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Bioarchitettura: Pardi presidente dell’Inbar di LIVORNO

Gennaio 24, 2008

PORTOFERRAIO (Livorno). La sezione di Livorno e Arcipelago toscano dell’Istituto nazionale di bioarchitettura (Inbar) ha rinnovato il Consiglio direttivo ed ha eletto come presidente l’architetto elbano Massimiliano Pardi. Il vicepresidente è Dario Menichetti, segretario Paolo Fatticcioni, tesoriere Cristina Rotta e consiglieri Paolo Arzilli e Fausto Grandi.
«L´Inbar, sia a livello locale che nazionale, si rende disponibile a offrire la propria esperienza e conoscenza nella bioarchitettura, nello sviluppo consapevole del territorio e nel riciclo e riuso delle materie prime – spiega Pardi – L´Istituto svolge anche funzioni di informazione e preparazione professionale di tecnici e operatori dell´edilizia tramite corsi di bioarchitettura, informativi e tematici specialistici nelle varie discipline che vanno dalla bioclimatica, all´abbattimento di inquinamento elettromagnetico, al recupero delle acque meteoriche e reflue, alla riduzione dei consumi energetici con utilizzo di fonti alternative sino a coprire tutte le discipline rivolte a fornire una architettura di qualità».